Chi sono

Nata a Sassuolo (Modena) nel ’77, consegue un Diploma di Maestro d’Arte e un Diploma in Grafica Pubblicitaria e Fotografia. Da sempre interessata al mondo dell’arte, il suo percorso di artista visiva si sviluppa a livello professionale in anni relativamente recenti. Dal 2013, inizia la sua ricerca artistica nell’ambito del disegno e del dipinto iperrealista scegliendo come tecnica privilegiata la grafite e sperimentando al contempo su molteplici supporti e con diversi mezzi pittorici. Dal 2015 prende parte a numerose mostre collettive organizzate sia da gallerie private sia da enti pubblici, ricevendo riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali. Dal 2018 si dedica esclusivamente alle sue produzioni artistiche proponendosi anche come ritrattista da fotografia.

Dal 2017 artista AIAPI / Associazione Internazionale Arti Plastiche Italia / Official Partner UNESCO.

…Ho ancora nelle narici l’odore acetato dei negativi e negli occhi il buio colorato dalla lampada rossa nella camera oscura di mio padre. Ero piccola e mi portava dentro a guardare. Le immagini nell’altalenare di piccole vaschette liquide apparivano, silenziose e soffuse. Lui, con occhi attenti, le strappava da un mondo inesistente. Ho visto lì il cupo e il chiaro. E’ lì che mi inizia dentro: l’idea, l’immagine, il sorriso, il mondo vivo in bianco e nero. Lei invece no. Mia madre era piccoli tocchi di colore, paziente. Decorava e dipingeva tutti i fiori del campo, li stendeva con delicata caldezza, mi accompagnava tra i miei disegni, sorridendomi poco distante nei pomeriggi caldi e serrati di cose da fare.

Provengo da quei giorni, e tra allora ed oggi, sono trascorsi gli anni del cammino al paragone. Tutto poteva essere, ma nulla infine accadeva. Correvo: la scuola di Grafica Pubblicitaria, Fotografia, il canto, la recitazione per 15 anni. Poi un colore: il nero su un foglio bianco a raccontare il miele negli occhi dei miei due figli. Avverto un nuovo e raro inizio, e ne avevo di ragioni da dare al cuore… Mi perdo, da allora, a sanare i miei preziosi dolori.

Mi ispira da sempre l’armonia del mondo e rincorro la sua disarmonia per non ingombrare il mio tempo di giorni spogli. Osservo e vivo tutti gli artisti che raccontano i loro colori, prediligo le stesure del nero fiutandone l’ombra. Vivo i miei spazi senza influenze e abito nuovi indirizzi delle cromie folli dell’unico colore che mi chiarisce e spiega la luce umana.

Uso luci ed ombre vere ma da loro mi aspetto che, nell’oltre dell’esistenza umana, siano mezzo di conduzione dal profondo alla superficie. E quest’ultima, nel cui volto umano trova spesso sede necessaria, deve vivere imperfetta come approssimazione alla fragilità perfetta. Do seguito a mondi interiori in completa assenza di controllo emozionale. L’immagine fotografica dell’idea si struttura fulminea nella mente, attraversa i cicli del mio intimo dolore e me ne libera quando la grafite prende spazio nelle porosità del bianco. Inconscio e conscio si fondono, l’idea si scompone e ricompone, rivoluzionando i ritmi concettuali, ora mi rende inquieta, ora mite e amabile.  Ho spesso la sensazione di non essere io a guidare questo divenire, ma l’armonia che diviene mi sveglia l’esistenza. E’ questa debolezza che mi prende le mani e mi lascia andare senza mai lasciarmi veramente libera.

 

Mostre:

2019 Collettiva WomenHouse / OnArt Gallery / Firenze

2019 Collettiva Far Above The Moon / Galleria SpazioCima / Roma

2019 Collettiva Arteinsieme / Cittadella della musica E.Morricone / Civitavecchia, Roma

2019  Artrooms Fair / The Church Village / Roma

2019  Paratissima Art Fair “Expeausition” / Magazzini Romagnoli / Bologna

2018 Collettiva Arcane visioni / Alauda per arti e cultura / Adelfia, Bari

2018 Collettiva FACES – I volti dell’Uomo / Villa Brentano / Busto Garolfo, Milano

2018  Paratissima Art Fair Torino “Feeling different” / Caserma La Marmora / Torino

2018 Collettiva Premio Michele Cea – Con la luce negli occhi / Ex Fornace Gola / Milano

2018 Collettiva Fisiognomica / OnArt Gallery / Firenze

2018 Collettiva Menzione Speciale – Terzo Festival dell’Arte Figurativa e del Ritratto – Premio Marco Nocchia / Cittadella della musica E. Morricone / Civitavecchia, Roma

2018 Collettiva Seconda Mostra itinerante Finalisti Premio Marchionni / Cà La Ghironda Modern Art Museum / Bologna

2018 Collettiva Prima Mostra itinerante Finalisti Premio Marchionni / Palazzo del Collegio Raffaello / Urbino

2018 Collettiva Scrambled Art / Museo Guareschi / Brescello / Reggio Emilia

2018 Collettiva HUMANRIGHTS? #EDU International exhibition by AIAPI / Fondazione Campana dei Caduti / Rovereto, Trento

2018 Collettiva E se rimanessimo al buio? / Alauda per Arti e Cultura / Altamura, Bari

2018 Collettiva L’Arte va alla Rocca / Rocca Brivio Sforza / San Giuliano Milanese, Milano

2018 Collettiva Finalista Premio Marchionni / Museo Magmma / Villacidro, Cagliari

2018 Collettiva Specchio – Immagine del Sé / OnArt Gallery / Firenze

2018 Collettiva Alla fermata del treno / Museo Ferroviario Piemontese / Savigliano, Cuneo

2017 Collettiva Lumen / Luce Città / Reggio Emilia

2017 Collettiva Finalista Spazi transitori / Circuiti Dinamici / Milano

2017 Collettiva E se domani / Palazzo Vecchio del Mauriziano / Reggio Emilia

2017 Collettiva Menzione Speciale – Secondo Festival dell’Arte Figurativa, dell’Iperrealismo e del Ritratto Cittadella della musica E. Morricone / Civitavecchia, Roma

2017 Collettiva Premio Michele Cea – Con la luce negli occhi / Spazio Seicentro / Milano

2017 Collettiva Eklectica / Galleria d’arte del cavallo / Valleggia di Quiliano, Savona

2017 Collettiva Festival mediterraneo / Istituto Vittorio Emanuele II / Giovinazzo, Bari

2017 Collettiva Coscienza Festival / Parma

2017 Collettiva Finalista La Quadrata / Melograno Art Gallery / Livorno

2017 Collettiva In Arte con l’Ariosto / Palazzo Vecchio del Mauriziano / Reggio Emilia

2017 Collettiva Premio Caran d’Ache – Concorso Internazionale I Dauni II Ed. / Vieste, Foggia

2017 Collettiva Finalista Artelier Collage / Atelier dell’Artista / Treviso / Italy

2017 Collettiva Sentieri Astratti / Altheo Home / Milano

2016 Collettiva ART QUAKE Centro Italia. L’Arte della Solidarietà / Museo della Città / Rimini

2016 Collettiva Donna è vita / Biblioteca Umanistica di Santa Maria Incoronata / Milano

2016 Personale  Grafite e Contaminazioni / MABIC / Maranello / Modena

2016 Collettiva F / Filanda di Salzano / Venezia

2015 Collettiva Il Paese dei Balocchi / Torre Civica / Mestre, Venezia

2015 Collettiva Il Cantico dei colori / Riserva Naturale di Sassoguidano / Pavullo nel Frignano / Modena

2015 Collettiva Luce / Riserva Naturale di Sassoguidano / Pavullo nel Frignano / Modena


Testo critico a Cura della Dott.ssa Romina Sangiovanni | Art Director ONART GALLERY FIRENZE

I n t r o s p e z i o n e

“…Uso luci ed ombre vere ma da loro mi aspetto che, nell’oltre dell’esistenza umana, siano mezzo di conduzione dal profondo alla superficie. E quest’ultima, nel cui volto umano trova spesso sede necessaria, deve vivere imperfetta come approssimazione alla fragilità perfetta…”

Cetti Tumminia

 

Mi piace dichiarare ciò che l’artista, Cetti Tumminia, riesce emblematicamente e abilmente ad esternare nei suoi estratti, nei suoi diari, facendo così trasparire la sua limpidità. Vorrei così iniziare da questa frase dell’artista per poter spiegare ciò che accade ad ognuno di noi. Accettare le nostre ombre può implicare dolore, ma nello stesso momento evoluzione, cambiamento e accettazione di sé. Nel loro contrasto quanto nel loro equilibrio, possiamo visualizzare noi stessi, andare oltre le nostre paure, facendo emergere non solo le nostre fragilità ma anche tutte le potenzialità racchiuse in noi. La luce che è dentro di noi viene rischiarata solo una volta a conoscenza delle nostre profondità, che risiedono nel nero luogo di assoluto silenzio e paradossale consapevolezza dell’imperturbabile realtà interiore. Non vi è conflitto, vi è un equilibrio, che nelle sue opere si risolve con assoluta comunicazione tra ciò che risiede dentro, all’interno di noi, e ciò che ha luogo al di fuori di noi in maniera manifesta e sociale, ciò che si deve essere socialmente e ciò che si è realmente: come appare nelle opere dell’artista, la chiave risiede nel ponte tra la luce e l’ombra. “Introspezione” deriva proprio da un’accurata analisi di sé stessi, delle emozioni e delle motivazioni profonde dell’agire sia all’ interno che all’ esterno.

“…Non c’è presa di consapevolezza senza dolore. Le persone sono in grado di fare qualsiasi cosa, per quanto assurda, pur di evitare di affrontare la propria anima. Nessuno si illumina fantasticando su figure lucenti, ma prendendo coscienza della propria oscurità …“.

-Carl Jung-

Nell’ artista si riscontra un sentire profondo tra reazione conscia del quotidiano che si pone da stimolo quanto una reazione inconscia a ciò che gli è visibile, creando un etereo connubio tra la donna che deve essere e la donna che è al suo interno tra anima e corpo, tra arte e vita. Tumminia cerca di mettere in comunicazione il mondo visibile ed il mondo invisibile, il primo attraverso la tecnica, abitato da contrasti di ombre e luci, dove il nero diventa silenzio ed inneggia ad una riscoperta e rinascita, nel secondo la luce ed il contrasto divengono altrove. Il segno stesso nelle sue opere trattiene una delicatezza che sembra provenire da lontani ricordi: il segno esprime il carattere dei suoi soggetti, donando un’identità diversa ed assoluta unicità. La donna ha il compito di essere “dea”: deve mostrare il lato sensibile ed empatico che è comunicazione con il circostante, con l’ energia e l’ universo uscendo dai luoghi in ombra ed abitati da paure e da gabbie imposte dal “dover essere”, arrivando alla necessità di essere libera; i fiori le radici, l’elemento naturale per l’artista interagiscono perfettamente con il senso di libertà come parte del tutto, il tutto delegato al nostro intimo, “Chiudi gli occhi e guarda…“ Nelle opere dell’artista gli occhi osservano ed attraverso ciò, il fruitore può comunicare con la propria anima, perché se l’arte è comunicazione, l’arte come nel caso di Tumminia, sa donare le chiavi essenziali alla riscoperta della nostra anima e per la capacità di vivere con consapevolezza il viaggio con noi stessi. Non giudicano le sue donne, non guardano mai l’osservatore con allegria o giudizio ma si muovono con delicatezza nella sfera dei ricordi, del passato, e se guardano, se osservano, lo fanno con dolcezza e per farci sentire vivi e per farci riscoprire in qualche modo la nostra sensibilità.

 

“…Ho ancora nelle narici l’odore acetato dei negativi e negli occhi il buio colorato dalla lampada rossa nella camera oscura di mio padre. Ero piccola e mi portava dentro a guardare. Le immagini nell’altalenare di piccole vaschette liquide apparivano, silenziose e soffuse. Lui, con occhi attenti, le strappava da un mondo inesistente. Ho visto lì il cupo e il chiaro. E’ lì che mi inizia dentro: l’idea, l’immagine, il sorriso, il mondo vivo in bianco e nero. Lei invece no. Mia madre era piccoli tocchi di colore, paziente. Decorava e dipingeva tutti i fiori del campo, li stendeva con delicata “caldezza”, mi accompagnava tra i miei disegni, sorridendomi poco distante nei pomeriggi caldi e serrati di cose da fare. Provengo da quei giorni, e tra allora ed oggi, sono trascorsi gli anni del cammino al paragone. Tutto poteva essere, ma nulla infine accadeva. Correvo: la scuola di Grafica Pubblicitaria, Fotografia, il canto, la recitazione per 15 anni. Poi un colore: il nero su un foglio bianco a raccontare il miele negli occhi dei miei due figli. Avverto un nuovo e raro inizio, e ne avevo di ragioni da dare al cuore…Mi perdo, da allora, a sanare i miei preziosi dolori…”

Cetti Tumminia

 

La figura femminile è sempre stata oggetto di rappresentazione nelle arti figurative, ricoprendo di volta in volta una veste simbolica diversa. Il modo di rappresentarla e il ruolo simbolico da essa svolto sono cambiati nel corso dei secoli, di pari passo con l’evoluzione delle tecniche artistiche e degli stili, con il variare del gusto estetico e, elemento non meno importante, con il diverso modo di concepire il ruolo della donna nella società. Fin dagli albori della civiltà la figura femminile, quindi, è stata protagonista della storia umana: gli archeologi hanno rinvenuto numerose sculture di divinità femminili, attribuite all’organizzazione delle tribù di stampo patriarcale nell’era paleolitica. Presso molte antiche civiltà la donna era il perno della società, era depositaria del principio della vita, della fecondità e come tale veniva rappresentata. A partire dalle rappresentazioni e sculture della preistoria la donna è stata rappresentata nelle sue molteplici sfaccettature: donna come madre, donna come santa, donna come diavolo, donna come amante. Donna come corpo o come carattere, amica preziosa o incompresa nemica, amante o madre, forte o debole? Si può dire che l’arte abbia colto ogni suo aspetto, ma mai la sua interezza, anche perché la donna stessa si esprime mediante aspetti differenti e parziali, come ogni individuo ma forse particolarmente, in virtù di quella lunaticità che tanto spesso le viene attribuita e che la rende un caleidoscopio di manifestazioni, un’altalena di stati d’animo, un dilemma tra bisogni e desideri, sempre diversa dalle altre donne e persino da sé stessa, eppure altrettanto salda e necessaria. Per l’artista Cetti Tumminia, la donna è anzitutto essenza che va oltre l’indubbia forma: è il simbolo della figurazione di tutti i tempi, è l’archetipo della dimensione umana, della sua trasparente profondità, del suo glorioso intelletto, della sua perfezione assoluta, sopra ogni altra forma vivente e sopra la vita che ogni giorno viviamo, la donna è emblema della libertà e del suo mondo interiore.

 


 

Con questa pubblicazione desidero ringraziare il Maestro ed amico Carlo Colombo Calabria.

La sua scrittura ha saputo abbracciare la mia anima e questo dono inaspettato mi ha profondamente colpita e commossa.
In alcuni momenti della vita è necessaria tantissima forza e accadimenti come questi sono capaci di ribaltare radicalmente la prospettiva infondendo coraggio nel proseguire.

Bellissima inquietudine romantica. Ostinata in quel monologo incessante con fantasmi umani di passaggio in tempi dolorosi. Nel desiderio dello slancio naturale del vivere si integra nell’ordine del disgelo dell’anima.

Carlo Colombo Calabria – 2 Nov/2016 ore 5,11