Premio Marchionni 2018 – MOSTRE ITINERANTI

Il 31 luglio si è chiusa l’edizione 2018 del Premio Marchionni, nelle sale del Museo Magmma a Villacidro in Sardegna.

Il Premio Marchionni prosegue con gli allestimenti delle tre mostre itineranti; sono state definite le date per le mostre di Urbino e Bologna, mentre per quanto concerne la mostra di Porto Cervo la Fondazione Estetica e Progresso attende la conferma per il 20 agosto oppure il 13 ottobre.

Intanto queste sono le date ufficiali:

  • 8 settembre Urbino , Palazzo del Collegio Raffaello
  • 29 settembre Bologna , Museo Cà La Ghironda Zola Predosa (BO)

 

La mia opera, tra le vincitrici del Premio Speciale Mostre itineranti:

 

 

 

 

 

Scrambled Art Lug/Ago.2018 Brescello (RE)

Scrambled Art è il titolo della Mostra d’Arte Contemporanea che verrà inaugurata il 1° Luglio, alle ore 11, nella Sala Espositiva del Museo Guareschi, il Cinema e il Territorio in Via Cavallotti 24 a Brescello (Reggio Emilia).
L’esposizione, a cura di Laura Zilocchi, resterà aperta fino al 26 Agosto. La presentazione critica sarà curata dal Prof. Marco Cagnolati.
21 artisti provenienti da tutta Italia schierati a difesa della propria arte, che viene sempre più “strapazzata”. 21 artisti con un unico intento: fare e promuovere arte e condivisione intraprendendo un percorso libero ed onesto, valorizzando talenti e amicizia.

In mostra le opere di:
Sebastiano Altomare, Elena Andretta, Grazia Badari, Wanda Banterle, Antonia Pia Bianchimani, Mirella Buosi, Elisabetta Castello, Giulia Contessa, Giovanna Dalla Villa, Elena Dell’Era, Francesco Fai, Rosalba Ferilli, Elda Gavelli, Maria Chiara Arconte, Vanessa Modafferi, Elisabetta Papa, Liala Polato, Antonella Scaglione, Silvia Senna, Jessica Spagnolo, Cetti Tumminia.

Brescello, forte delle sue radici e per il senso di comunità che la contraddistingue, è la location ideale, capace di unire e conservare tradizioni e sentimenti.
“Ecco il paese, il piccolo mondo di un mondo piccolo, piantato in qualche parte dell’Italia del Nord. Là in quella fetta di terra grassa e piatta che sta tra il fiume PO e l’Appennino”, così Giovannino Guareschi aveva descritto il mondo di Don Camillo e Peppone al momento di tradurre in immagini le atmosfere del mondo piccolo e proprio a Brescello aveva trovato l’ambiente ideale, con la gente, i luoghi, il clima più caratteristico della Bassa Padana. Naturalmente Brescello non è solo il paese di Don Camillo, ma anche una cittadina ricca di storia e di arte, che vale una visita più approfondita…

Si ringraziano il Comune di Brescello, la Fondazione paese di Don Camillo e Peppone e AIAPI Associazione Internazionale Arti Plastiche Italia / UNESCO official Partner.

Durante l’inaugurazione verrà offerto un piccolo rinfresco e una visita guidata per scoprire le opere e gustarne la varietà degli stili.

La mostra sarà visitabile dal 1 Luglio al 26 Agosto 2018 nei seguenti giorni e orari:
da Martedì a Venerdì 9,30-12,30 14,30-17,30 / Sabato, Domenica e festivi 9,30-12,30 14,30-18,30 / Lunedì CHIUSO

 

E se rimanessimo al buio? #2 – Giugno 2018/Altamura (BA)

Mostra Collettiva di scatole di fiammiferi d’autore e d’autrice.

II edizione dell’esposizione d’arte “E se rimanessimo al buio?” 
Fortemente voluta, la mostra, indica con chiarezza che è possibile fare le cose assieme…quell’assieme che unisce responsabilità e gioia.

Pioggia o meno vi dovete muovere, i fiammiferi non si spegneranno!

“Pochi metri più in qua e sono sola, nel terribile
spazio, nel terribile tempo. Allora un corpo, tolto dai
suoni simbolici del ciao e del come stai è sbalzato
molto lontano. Dobbiamo chiamarci continuamente.”
da “Ossicine” di M. Gualteri

Inizieremo con un piccolo fuoco di parole, fuoco bianco e nero suggerito dalla passione dei testi di#MariangelaGualtieri per poi presentare opere e artiste/i
#perunaculturadecentrata #disseminazioneartistica#alauda

Le mie operette 6×11 su scatola di fiammiferi:

Evento a cura dell’Associazione Alauda.

Articolo su “La Repubblica”

AIAPI – HUMAN RIGHTS? 2018 #EDU

“Tutti figli miei”

50×70 / Tecnica mista su Carta / 2018

Da quando sono madre vivo i figli del mondo come se fossero figli miei e, così, desidero fortemente che tutti possano avere le stesse possibilità dei miei bambini. Per questo motivo ho scelto Gabriele, mio figlio primogenito, come elemento centrale dell’opera: a rappresentazione di tutti i figli del mondo, del mio sentire verso di essi e dell’impegno che ogni adulto, ogni istituzione, ogni stato, dovrebbe avere nei loro confronti, accompagnandoli nella vita, nella crescita, come se si prendessero cura del proprio figlio. Nell’opera, attraverso la trascrizione di esercizi fatti a scuola da Gabriele in età diverse, successive al periodo in cui è stato rappresentato, c’è un esplicito richiamo alla crescita, attraverso anche l’educazione scolastica, e un richiamo alla necessità dei bambini di essere accompagnati in questo percorso (il soggetto infatti porge le mani allo spettatore, affidandosi con fiducia). Ho scelto altresì di stratificare fisicamente queste trascrizioni a simboleggiare lo stratificarsi delle “informazioni” che il bambino acquisisce durante il suo percorso di crescita. Immancabile infine il richiamo alla parte creativa, alla libertà espressiva attraverso i disegni di Gabriele perché, non dimentichiamolo mai, è la conoscenza a renderci liberi.

Vernissage 23 Giugno 2018 – Ore 18

  

Presso LA FONDAZIONE OPERA CAMPANA DEI CADUTI DI ROVERETO (Trento – Italia)

23 GIUGNO – 23 SETTEMBRE 2018

HUMAN RIGHTS? #EDU – L’EDIZIONE 2018

L’educazione non è un privilegio, ma un diritto umano. É un diritto per la crescita; è il modo per far uscire i gruppi sociali svantaggiati dalla povertà; è un punto fondamentale per l’applicazione concreta di altri diritti; contribuisce al pieno sviluppo della personalità umana.
La Conferenza Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura di Parigi del 1960, ha ribadito che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani afferma il principio di non-discriminazione e proclama che ogni persona ha il diritto all’educazione e considera che la discriminazione nell’educazione è una violazione dei diritti enunciati nella Dichiarazione stessa.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, pur rispettando la diversità dei sistemi educativi nazionali, ha il dovere non solo di vietare qualsiasi forma di discriminazione nell’educazione, ma anche di promuovere l’uguaglianza di opportunità e trattamento per tutti  nell’educazione.

UNRIC | Agenda 2030:
L’istruzione è la chiave che permetterà di raggiungere molti altri obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG).
Quando le persone sono in grado di ottenere una educazione di qualità possono uscire dal ciclo di povertà.
L’istruzione aiuta quindi a ridurre le disuguaglianze e a raggiungere l’uguaglianza di genere. Consente inoltre alle persone di tutto il mondo di vivere una vita più sana e sostenibile. L’istruzione è anche cruciale per favorire la tolleranza tra le persone e contribuire a società più pacifiche.
L’iscrizione all’istruzione primaria nei paesi in via di sviluppo ha raggiunto il 91%. Secondo l’Istituto di statistica dell’UNESCO (UIS Data Center), tra il 2000 e il 2012, la percentuale di bambini non scolarizzati tra i bambini in età scolare è diminuita dal 40% al 22% nell’Africa sub-sahariana e da 20 % al 6% in Asia meridionale.
Più della metà dei bambini non iscritti a scuola vive in Africa sub-sahariana.
Si calcola che il 50% dei bambini che possiedono un’età per ricevere l’istruzione primaria ma che non frequentano la scuola vive in zone colpite da conflitti.
Nel mondo, 103 milioni di giovani non possiedono capacità di base in lettura e scrittura, di cui oltre il 60% sono donne.

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani – Art. 26:
«Ognuno ha diritto ad un’istruzione. L’istruzione dovrebbe essere gratuita, almeno a livelli elementari e fondamentali.
L’istruzione elementare dovrebbe essere obbligatoria.
L’istruzione tecnica e professionale, dovrebbero essere generalmente fruibili, così come pure un’istruzione superiore dovrebbe essere accessibile sulle basi del merito. L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.»
La scolarizzazione di massa, inizialmente, è stata un’attività quasi esclusivamente di alfabetizzazione, ma l’educazione non può identificarsi con la necessità di far imparare a parlare, leggere e scrivere; l’educazione riguarda lo sviluppo della personalità umana, la crescita culturale, la formazione di una coscienza di valori, la responsabilità sociale, quindi, come sostiene Aldo Agazzi, un’«educazione dell’uomo, per l’uomo e per l’umanità».

HUMAN RIGHTS?#EDU chiede agli Artisti di rappresentare e di raccontare, ognuno con il proprio linguaggio artistico, una personale visione del problema del dirito all’educazione raccontando una storia, un concetto, una denuncia, o mostrando una prospettiva futura quale messaggio di speranza o ancora quale proposta concreta sulle possibili strade da percorrere per raggiungere questo obiettivo fondamentale per la costruzione di una società equa e
giusta.
Una CHIAMATA ALLE ARTI difficilissima, forse la più ardua tra tutti gli argomenti fino ad ora proposti da Spazio-Tempo Arte e AIAPI che, siamo certi, gli Artisti di tutto il mondo sapranno cogliere e sviluppare con le modalità consuete che hanno sempre saputo sorprendere e ispirare il pubblico di HUMAN RIGHTS?” in ogni edizione

LA LOCATION: LA FONDAZIONE OPERA CAMPANA DEI CADUTI DI ROVERETO (Trento – Italia)

 La città di Rovereto ospita sul Colle Miravalle la grande Campana dei Caduti, Maria Dolens, intuita e voluta dal sacerdote roveretano don Antonio Rossaro
all’indomani della Grande Guerra come simbolo imperituro di condanna del conflitto, di pacificazione delle coscienze, di fratellanza fra gli uomini, di solidarietà fra i popoli. Realizzata col bronzo dei cannoni offerto dalle nazioni partecipanti al primo conflitto mondiale, suonò il primo rintocco il giorno
4 ottobre 1925, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III.
In tutti questi anni ha fatto sentire alta la sua voce suonando ogni sera i cento rintocchi di ammonimento alla vita e alla pace.
Uomini di Stato, Presidenti ed Ambasciatori unitamente a cittadini di ogni Nazione, le hanno reso omaggio e continuano a sentirla come voce della propria coscienza. Ben 94 Nazioni hanno esposto il loro vessillo intorno a Maria Dolens, nome di battesimo della Campana stessa, lungo il Viale delle Bandiere e sulla Piazza delle Genti, a testimoniare, anche visibilmente, la fedeltà ad un messaggio, ad una sorta di “Patto della Pace”.

Il 18 gennaio 1968, con decreto del Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, nasce quale ente morale la Fondazione Opera Campana dei Caduti.
Nelle finalità della Fondazione particolare attenzione è rivolta all’educazione delle nuove generazioni, alla cultura della pace, della non-violenza e dei diritti umani.

STRUTTURA ORGANIZZATIVA

DIREZIONE ARTISTICA Roberto Ronca
COORDINAMENTO E GESTIONE PROGETTO SPAZIO-TEMPO Arte
IDEAZIONE Roberto Ronca e Debora Salardi
COMUNICAZIONE Debora Salardi
PUBBLICHE RELAZIONI Debora Salardi, Gabriella Maldifassi
KEY ACCOUNT MANAGER ITALIA Daniela Tabarin, Francesco Fai
KEY ACCOUNT MANAGER CANADA Olivier Leogane
LOCATION MANAGER E PR GRECIA Elina Tsingiroglou
SEDE Fondazione Opera Campana dei Caduti – Rovereto (TN)
UFFICIO STAMPA AIAPI | Spazio-Tempo Arte | Art&Forte
AMMINISTRAZIONE Studio Baroldi
WEBDESIGN Spazio-Tempo Arte
ASSISTENZA LEGALE Maria Antonietta Maggi
SPAZIO-TEMPO ARTE FACEBOOK MANAGER – AIAPI FACEBOOK MANAGER Alfredo Avagliano
PATROCINI UNRIC – Sustainable development Goals | Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO – IAA AIAP | UNESCO – Comune di Rovereto – Provincia di Trento
PERIODO 23 giugno | 23 settembre 2018
WEB aiapi.it | spaziotempoarte.com | http://www.fondazioneoperacampana.it/it/

INFO edu@aiapi.it

Fonte: http://aiapi.it/hr-edu

L’ARTE VA ALLA ROCCA Mag/Giu.2018

Un nuovo appuntamento della Fondazione Michele Cea:

La Mostra collettiva “L’Arte va alla Rocca” prenderà il via sabato 26 maggio alle ore 18.30 presso la Rocca Brivio Sforza di San Giuliano Milanese.

Oltre alle opere di Michele Cea, all’interno della mostra saranno esposte le opere degli artisti donatori della Fondazione, quelle degli artisti recensiti sulla pagina Facebook “Gli amici di Michele Cea” e quelle degli allievi dell’Accademia di Brera. Inoltre, sabato 26 maggio alle ore 19:00, si terrà la presentazione del nuovo libro di Andrea Biscàro, “L’amante di se stessa”, edito da Graphe.it edizioni nel marzo 2018.
La mostra proseguirà fino a sabato 2 giugno 2018 e sarà visitabile ogni giorno dalle ore 15:00 alle ore 20:00.

 

Sarò presente come Donatore con l’opera “Attesa”, un grande onore per me.

PREMIO MARCHIONNI 2018

Museo MAGMMA – 05 Maggio / 31 Luglio 2018

I VINCITORI

Sono Gavino Ganau per la pittura,  ex equo Marco Tidu e Tomas Darnell per la graficaex equo Maurizio Cattaneo e Ilaria Gasparroni per Rossopasione i  vincitori dell’edizione 2018 del Premio Marchionni, il concorso internazionale d’arte contemporanea lanciato a dicembre dal Museo Magmma di Villacidro.

La premiazione si è svolta negli spazi del Magmma, all’interno del Palazzo Vescovile in una serata che tra il folto pubblico ha visto anche alcuni dei numerosi artisti finalisti.

I vincitori delle tre mostre itineranti, a Porto Cervo , Bologna Museo Cà La Ghironda e Urbino palazzo Collegio Raffaello sono,   per la sezione grafica:  oltre a Marco Tidu eTomas Darnell, Carla Pisu, Diego Vargiu, Giancarlo De Gennaro,Silvia Bacci, Caterina Dore, Cetti Tumminia,  Gianni Lucchesi, Felicita Fiorini;  per la sezione pittura oltre a Gavino Ganau: Maurizio Cattaneo, Pino Gengo, Simone Anticaglia, Augusto Mandelli, Simone Prudente, Michele Cara, Andrea Savazzi,  Nicola Pellizzaro, Luca Tedde.

Le 20 opere arrivate in finale (10 per ciascuna sezione) potranno essere ammirate al Magmma, dove resteranno in esposizione sino a fine luglio.

A giudicare i lavori è stata una giuria di qualità:Umberto Palestini, direttore dell’Accademia di Belle Arti Urbino, tra le istituzioni artistiche più importanti d’Italia,  Alessandra Redaelli, giornalista e curatrice di Arte Milano, Adriano Corsi, direttore dell’Archivio Lazzaro di Milano, Vittorio Spampinatodirettore artistico del Museo Cá La Ghironda, Giorgio Sorrentino della Galleria Artesanterasmo di Milano, e  Vitaliano Angelini, presidente Incisori Urbinati.

Il Premio Marchionni è stato istituito per ricordare la figura di Dino Marchionni, sopraffino incisore che nel 1954 lasciò la sua Urbino per insegnare a Villacidro, dove rimase fino alla fine della sua vita

Fonte: https://www.premiomarchionni.it/premio-marchionni-2018-vincitori/

La mia opera Selezionata:

Altrove © Cetti Tumminia

 

Specchio, l’immagine del sè – Apr/Mag.2018

ONART GALLERY FIRENZE

Dal 21 Aprile al 7 Maggio 2018

(Prorogata fino al 17 Maggio)

 

Specchio- L’immagine del sé

“Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima”.

George Bernard Shaw

La percezione che l’uomo ha del proprio corpo e di sè è disarticolata e parziale, è costituita da flash di frammenti, colti da molteplici punti di vista e tali da ostacolare una visione unitaria del corpo stesso e di sé. Ne deriva che le vie d’accesso che l’uomo deve percorrere, sin dalla più tenera età, per prendere coscienza della propria morfologia si rivelino labirintiche e costellate di interferenze. Si tratta di natura diversa, alcune di ordine soggettivo, come la faticosa presa di coscienza della propria individualità; altre di natura intersoggettiva, come dai valori vigenti in ogni assetto sociale e, infine, dai fondamentali apporti antropologici che segnano la storia del genere umano. Sebbene sia pressato dal fardello di questa gravosa ricostruzione delle proprie sembianze, l’uomo, nel corso della storia, ha sempre cercato di impadronirsi della propria effige perseguendo quell’impellente necessità espressiva che lo caratterizza e che lo spinge a riprodurre la propria apparenza fisica trasformandola in immagine attraverso la pratica artistica. La nozione di immagine del corpo è di per sé complessa, se poi si correla alla nozione di rappresentazione, viene a configurarsi un altro nodo problematico. É a partire dalla percezione della propria fisicità (il propriocettivo) che l’uomo prende cognizione della sua apparenza e da qui inizia a riconoscere il corpo rappresentato visivamente dalle arti figurative. Capire i processi originari che presiedono alla creazione dell’immagine mentale del corpo è infatti condizione necessaria all’individuo per poter accedere alla lettura dell’immagine virtuale del corpo, dell’immagine manufatto che è il risultato di una costruzione, le cui componenti affondano nella sfera dei processi percettivi, i quali si attengono alle convenzioni culturali. Prima ancora dei fondamenti contribuiti della psicologia strutturale di Jean Piaget e di Jacques Lacan e poi degli studi cognitivi, è stato il pensiero Freudiano a indagare il ruolo delle immagini come elementi fondanti il processo evolutivo dell’individuo, a partire dal primo stadio della libido (stadio narcisistico), quando questo è interamente investito sull’Io, o precisamente sul proprio corpo. Sigmund Freud considera il vedere ed il guardare come delle pulsioni; tuttavia la pulsione e il suo oggetto non sono originariamente distinte, e nei primi mesi di vita del bambino non esiste una linea di demarcazione tra interno ed esterno tra corpo e realtà. La prima fase narcisistica (narcisismo primario) è infatti caratterizzata da uno stato fusionale, poliformo ed indistinto, che coinvolge tutti i sensi e, con essi la vista. In questa prima fase l’oggetto della pulsione è il proprio corpo, recepita in maniera frammentaria. Dopo i primi sei mesi di vita la frammentazione trova un suo ordine organico per mezzo della seconda fase (identificazione affettiva) dove gioca un ruolo fondamentale, insieme all’immagine materna, l’immagine speculare. Il motivo freudiano dello specchio è ripreso da Lacan, che ne parla come “l’avventura originale grazie alla quale l’uomo fa per la prima volta questa esperienza: si vede, si riflette, e si concepisce come un altro da quello che è, dimensione dell’umano, che struttura tutta la sua vita fantastica…” (Lacan 1966). Nello specchio il bambino capta la propria immagine, e contemporaneamente, quella della madre, percepisce il proprio sguardo e quello materno in uno stato che gli crea fascinazione, oltre al riconoscimento dell’immagine speculare, lo specchio comporta la presenza di uno sguardo, uno sguardo che fissa che blocca “medusa”. Il mito di Perseo e di medusa ha offerto a Jacques Jusselle gli elementi chiarificatori in relazione al ruolo dell’immagine nella costruzione dell’identità (Jusselle1997). Focalizzare l’attenzione sulle tappe dello svolgimento del mito permette di stabilire un modello che renda conto delle modalità di acquisizione dell’immagine del corpo nella fase narcisistica e in relazione alla fase iniziatica dello specchio. Ed è a partire dalla consapevolezza dell’immagine del proprio corpo e delle sue potenzialità dinamiche, indotte dalla fase narcisistica e dall’evento speculare, che si originano i processi di significazione e di senso. Ma a tutto ciò si aggiunga che il comportamento spaziale dei corpi è condizionato anche da ulteriori impulsi strettamente relazionati ai fattori socio emozionali e culturali. Perché la nostra attenzione si è attestata sulla figura umana? In primo luogo perché essa è una forma conchiusa, compatta e siglata che, per quanto mutante nelle sue qualità morfologiche, rientra pur sempre in schemi di riconoscimento la cui invariabilità di base è garantita dall’anatomia. In secondo luogo perché la fenomenologia delle posture della figura umana, per quanto molto vasta, costituisce un repertorio circoscrivibile di articolazioni anatomiche, di punti di ripresa e di messe in scena registiche. In terzo luogo perché la componente non trascurabile della sfera psicologica che caratterizza l’uomo funge da valore aggiunto. Il vasto repertorio delle modalità rappresentative delle posture del corpo umano attraverso tutto il percorso della storia della pittura, ma la massima resa realistica della figura, secondo i canoni della cultura occidentale è raggiunta nel periodo storico che dal Rinascimento arriva al ventesimo secolo. Il racconto dello specchio comincerebbe forse dalla prima volta in cui un uomo si è trovato davanti alla sua immagine riflessa, probabilmente siamo in età preistorica, probabilmente lo specchio è solo la superficie calma di un lago e probabilmente quell’uomo si sarà sporto oltre il bordo scoprendo che c’è un altro lui che lo guarda dall’acqua! Questo gioco di riflessi, conosciuto proprio come l’effetto “Venere” (nella maggior parte dei dipinti di Venere, ci guarda compiaciuta attraverso il suo riflesso nello specchio, ma se sta guardando noi vuol dire che lei non può vedere sè stessa: dunque non si sta ammirando in tutto il suo splendore come generalmente si crede, ma sta cercando di trascinarci dentro il dipinto), è uno dei tanti fenomeni “illusionistici” legati al mondo degli specchi. Un trucco ottico, se vogliamo, ma di grande suggestione, tant’è vero che è ancora molto usato in fotografia. È così che, sulla superficie dello specchio, si materializzano porzioni di figure umane, assenze, catturate da un effimero riflesso ma fissate in questo in modo permanente. Nella pittura odierna lo specchio implica una percezione del sé oltre il confine del proprio corpo stabilito socialmente, l’artista utilizza lo specchio per mostrare attraverso la propria opera d’arte la sua anima o la percezione del corpo altrui o come studio di se stesso, lo specchio risiede nel ritratto ,lo specchio risiede nell’atto performativo, lo specchio va oltre la canonica realizzazione dei confini tangibili e si scardina dalla forma canonica raggiungendo attraverso l’arte stadi superiori di coscienza. Lo specchio dunque rappresenta nell’arte una nostra arbitraria interpretazione a seconda del nostro sentire e dello sguardo che poniamo al circostante, lo specchio è il mezzo che l’artista utilizza per visionare il corpo e la sua fisiognomica ed esprimere il suo personale sentire. Questa mostra vuol mettere in luce attraverso le opere degli artisti, il concetto di specchio come immagine del sé e dell’altrui persona in una forma di indagine legata alla psicologia ed al poter far emergere l’anima dei soggetti rappresentati.

”…Chi vede correttamente la figura umana? Il fotografo, lo specchio, o il pittore? …”

Pablo Picasso